Da pochi anni la medicina sportiva riconosce all’arte dell’allungamento muscolare un’efficacia indiscutibile, sia nella prevenzione delle malattie osteo-articolari, sia nella prevenzione degli infortuni, sia nella terapia riabilitativa.
Si è notato che in atleti sottoposti quotidianamente a sessioni di stretching, l’incidenza dei traumi diminuisce e migliora l’economia del gesto. La capacità di contrarsi, propria dei muscoli, è direttamente proporzionale alla loro capacità di allungarsi, in altre parole più un muscolo è capace d’allungarsi più è capace di contrarsi, più è capace di contrarsi, più è capace di sviluppare forza.
Grazie a questo riconoscimento, sono nate numerosissime tecniche che, pur proponendo lo stretching come elemento base, si differenziano sostanzialmente nell’approccio, che può essere globale o analitico.
Al primo appartengono le tecniche cosidette “posturali” (Mézières, l’allungamento muscolare globale decompensato, etc.) che allungano non muscoli, ma catene muscolari; del secondo fanno parte varie metodiche d’allungamento.
Arriviamo cosi a parlare dello stretching dinamico. Esso prevede movimenti la cui escursione articolare aumenta progressivamente, così come la velocità d’esecuzione, o entrambe. Si utilizza prevalentemente nel riscaldamento, infatti con oscillazioni controllate, si arriva dolcemente e progressivamente ai limiti della propria capacità di escursione articolare (si pensi per esempio alle oscillazioni alla sbarra degli arti inferiori nella danza classica, alle flesso-estensioni del busto sulle gambe negli allenamenti dei calciatori, ecc.). Lo stretching dinamico serve a riscaldare un muscolo o un gruppo di muscoli e a mobilizzare le articolazioni su cui questi passano, inoltre migliora la flessibilità dinamica, motivo per cui è particolarmente adatto ad essere inserito nella fase di riscaldamento di un allenamento.
Superata la fase allenante, ecco che lo stretching ci ritorna utile sotto forma però passiva. In questo caso andremo ad intendere per passivo una posizione statica di allungamento di un certo distretto muscolare per un non determinato lasso di tempo.
La posizione, che non deve creare dolore ma una leggerea tensione, va mantenuta per circa 30 secondi (secondo ciò che dicono le linee guida). Imparare a seguire il proprio corpo e sentire le tensioni che si allentano però è un metodo migliore, cercando cosi di mantenere la posizione più a lungo.
Ricordiamoci che è sempre tutto soggettivo.
Ad ogni modo durante l’esercizio mantenete sempre una respirazione controllata e lenta, non arrivate alla soglia del dolore e “compensate” sempre: ad esempio se sto allungando i muscoldi della coscia posteriore, è bene sempre dopo dedicare, immediatamente dopo, qualche secondo all’allungamento della coscia anteriore.
Ricercate sempre l’equilibrio, anche nell’allenamento, e non dimenticatevi di “stretcharvi”. 😉
